Standard Jazz: che cosa sono?

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standard jazz: storia e caratteristiche
che cosa sono gli standard jazz

Standard jazz: la storia

Che cos’è uno “standard jazz”?
Una canzone.

Negli anni ’40 i fonografi e i grammofoni non sono così diffusi, e manco la radio. La musica esiste DAL VIVO, nel momento in cui qualcuno la sta suonando.

Ma…
ma non ci sono i soldi per le Big Band.

Nei jazz club si esibiscono formazioni sempre più piccole, di “negri” poveracci tossici che si fanno pagare poco.

E piano piano iniziano a trasformare quelle canzoni in spunti per improvvisare, in terreni di battaglia per giocare a chi è più fico.

Ma SOTTO, nella testa di chi suona e nell’orecchio di chi ascolta, c’è una CANZONE.

Di solito, colonne sonore di film in gran voga, quindi roba FAMOSISSIMA, che CHIUNQUE ha in mente, è in grado di cantare.

Questo fa tutta la differenza del mondo con chi poi, decenni dopo, immagina di suonare le stesse canzoni imparandole… dai libri (!?!), oppure direttamente dalle versioni strumentali dei jazzisti precedenti!!

Prendiamo ALL THE THINGS YOU ARE.

Questa è una versione tipo l’originale:

Questa è una versione tipo quella che portavano in giro le bandi più grosse e danarose:

È talmente “pop” che molti anni dopo l’ha registrata anche un 14enne Michael Jackson:

Lo standard jazz da “canzone” a “brano strumentale”

Negli anni 40 piccole formazioni incazzate trasformano le canzoni in brani strumentali, si diceva: questo è Charlie Parker…

Lo standard jazz da “brano strumentale” a “linguaggio comune”

Da lì diventano patrimonio comune del linguaggio jazz, e per esempio Chet Baker la “impasta” così:

C’è anche chi mantiene, nel farla strumentale, la giocosità leggera del perduto versante “pop” (senza trascurare la profondità improvvisativa)…

…e chi invece “distilla” la pura essenza, incurante ormai del percorso per concentrarsi su quello che esiste adesso, e nient’altro:

Però, non dimenticare

Ma non dimentichiamoci che è quello che è perché è una CANZONE magnifica, bellissima, una hit mainstream che aveva già in sé tutto quello che poi ci avrebbero fatto jazzisti e non…

Nei PRAXIS-corsi questo tipo di lavoro, di confidenza con i pezzi del Repertorio (non solo Jazz, ovviamente) è svolto a un livello enorme di profondità.

Anni fa avevo accennato anche una “procedura guidata” proprio su questi argomenti sul portale Jazzitalia.net.

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